STORIA, SIMBOLI E MISTERO DELLA FONTANA PRETORIA DI PALERMO di Gaetano Celauro

Care amiche e amici, come ormai da recente consuetudine, e per gentile  collaborazione di Gaetano Celauro, vi trascrivo il resoconto della conversazione avvenuta la settimana scorsa sulla Fontana Pretoria del relatore  Giorgio Lombardo.

Con Claudio Perna e Giorgio Lombardo dell’Associazione Culturale “I luoghi della Sorgente” gennaio 2016

Il Presidente Claudio Perna ha introdotto il relatore della conferenza Giorgio Lombardo , che ha parlato della Fontana di Piazza Pretoria, argomento che già aveva suscitato particolare interesse nella precedente passeggiata.
Giorgio Lombardo, con chiarezza espositiva inframmezzata da gustosi aneddoti e colti riferimenti storici, artistici e letterari, ha poi raccontato l’iter che ha portato il complesso monumentale ad occupare la piazza antistante il Palazzo Pretorio.
Filippo Paruta e Niccolò Palmerino nel loro Diario della città di Palermo, a proposito dell’inizio dei lavori di sistemazione della fontana, ci riferiscono:
…“il 24 ottobre 1575 si comincio ad assettare li marmori della fontana del Pretore e si spararono diversi mascoli”…
Ma occorre preliminarmente riassumere il quadro storico dell’epoca in cui ebbe luogo il trasferimento e la collocazione della fontana. Tutto avvenne nel Cinquecento quando la Sicilia era nell’orbita della grande potenza spagnola, governata da una serie di Viceré per lo più stranieri che si avvicendarono nella carica per pochi anni e la cui principale attività, tranne poche eccezioni, era quella dell’illecito arricchimento personale. Il dissesto economico, le sommosse antispagnole e le congiure di corte (1516-1529), le continue scorrerie dei pirati barbareschi che determinarono l’intervento di Carlo V nell’impresa di Tunisi, le gravi epidemie pestilenziali (1522-31 e 1575-76), l’insurrezione a Palermo a causa della carestia (1560), la battaglia di Lepanto (1571) furono i principali avvenimenti dell’epoca.
L’avvicendarsi dei Viceré nella capitale siciliana, le cerimonie per il loro insediamento e le promozioni artistiche da essi patrocinate, segnano la storia e la cultura di Palermo, soprattutto a partire dalla seconda metà del Cinquecento con l’arrivo di alcuni Viceré illuminati che imprimono un volto diverso alla città.
Con Don Garsia de Toledo, fratello di Luigi, nel 1568 si allarga e rettifica l’antico Cassaro che assume il nome di via Toledo e si inserisce nel rinnovato piano urbanistico anche un nuovo assetto dello spazio antistante il Palazzo Pretorio.
Prima di divenire una piazza, vi era un giardino e delle casupole ma per dare più simmetria e bellezza alla strada principale, il disegno urbanistico portò ad affiancare il Cassaro di spazi ampi, come già avvenuto per la piazza Bologni.

Nel periodo post comunale per il Palazzo Pretorio si voleva anche dare maggior decoro e risalto al potere locale che insieme a quello regio ed ecclesiastico costituivano le maggiori autorità.
La fontana era stata realizzata nel 1554 dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani per il giardino del nobile spagnolo Don Luigi Toledo, suocero del Gran Duca di Toscana Cosimo I dei Medici, ed era stata definita da Giorgio Vasari “fonte stupendissima che non ha pari in Fiorenza “.
Una ventina di anni dopo, per far fronte ad una situazione debitoria dei Toledo, venne venduta al Senato palermitano e giunse a Palermo il 26 maggio 1574 smontata in 644 pezzi, dei quali 112 imballati in 69 casse, inviate a pezzi per lo più via terra, poche per via mare in quanto era pericoloso, essendovi allora frequenti naufragi.
La precedente allocazione era a Firenze in uno splendido giardino che “pare dovesse corrispondere all’attuale Palazzo già del Duca di S. Clemente” (cit.Luigi Russo). Si trattava di uno dei giardini che arricchiscono la città di Firenze al pari di quello di Boboli accanto a Palazzo Pitti, nuova residenza dei signori di Firenze. Era con i soldi della splendida Eleonora di Toledo, sposa di Cosimo dei Medici, che erano stati comprati i terreni adiacenti Palazzo Pitti che avrebbero formato il giardino di Boboli che voleva rendere quanto più salubre l’aria di Firenze. Il giardino, ove nel capoluogo toscano originariamente era allocata la fontana del Camilliani, era una sorte di Giardino delle meraviglie, un paradeisos, emulo di un paradiso terrestre in cui i nostri progenitori abitavano ma al di sopra e al di là del mondo con una varietà di piante e articolato con viali a tema.
Passando poi all’analisi dei significati espressi nelle bianche statue del complesso marmoreo della fontana si è fatto riferimento ai versi dell’Alighieri nel canto XI dell’Inferno,61-63 :
“O voi ch’ avete gl’ intelletti sani, Mirate la dottrina che s’asconde sotto il velame degli versi strani”
Si allude punto ai distici del poeta monrealese Antonino Veneziano che reinterpretò in chiave locale gli aspetti mitologici e simbolici della fontana.
La spiegazione del significato delle statue “della vergogna” è stato abbinato ai distici del poeta per meglio significare le emozioni che all’epoca suscitarono . Ma la vergogna non era certo dovuta alla nudità dei corpi ma all’ingente cifra corrisposta, ventimila mila scudi (ottomila onze), confliggente con il momento storico di miseria, epidemie e carestia e si ricorda che ai componenti il Senato palermitano quando uscivano si gridava “Vergogna, Vergogna”.
La bellezza della fontana è stata associata agli espliciti e reconditi rimandi alla mitologia classica e non solo. La interpretazione di una opera d’arte trascende il suo esteriore aspetto estetico rispondente ai canoni di bellezza ma va anche interpretato per quello che vuole significare.
Per immergersi nella bellezza estetica dell’epoca e nei reconditi significati di alcune opere d’arte che non si colgono a prima vista, sono state mostrate immagini di grandi capolavori quali la creazione di Adamo nel Giudizio universale di Michelangelo e la Primavera di Botticelli.
Nella creazione di Adamo, Dio è raffigurato in una sezione dell’umano emisfero cerebrale e si appalesa quello che potrebbe essere un messaggio eretico di considerazione del divino che risiede nel cervello, nella sapienza e nel pensiero umano. Leonardo in quel tempo era dedito agli studi di anatomia sia per motivi scientifici che artistici, per meglio rappresentare i dettagli delle sue opere. Tale pratica era interdetta dalla Chiesa cattolica tanto che fu costretto a recarsi in Francia per sfuggire agli strali del potere ecclesiale in quanto scoperto a squartare cadaveri.
Ma anche nella Venere del Botticelli si colgono, osservando con attenzione, particolari “anatomici” al di sopra della cui testa vediamo sovrastare la sezione di due polmoni umani. “Guardiamo con attenzione la Venere di questo dipinto: alle sue spalle si aprono, simmetricamente, tra le foglie della fitta selva di questo giardino incantato, due squarci da cui si intravede l’azzurro del cielo. Due prese d’aria che potrebbero sembrare anche ali ma, in realtà, sembrano rappresentare, soprattutto, veri e propri strumenti di respirazione. Due polmoni che assicurano il respiro cosmico all’intera composizione.”Cfr. da “La primavera di Botticelli” il mistero cosmico dell’anima mundi di Vincenzo Guzzo e Gaspare Licandro,ed. tipheret 2012, prima parte, inizio del cap.IV:la lettura alchemica.

La Fontana Pretoria è piena di significati nascosti ad iniziare dalle statue che fanno da “Termine” della fontana, poste all’estremità e che ne delimitano punto i confini. Ma queste otto statue non sono solamente i margini fisici e materiali ma rappresentano le estremità che delimitano lo spazio ed il tempo, una sorte di porta celeste che consente l’accesso alla Gerusalemme celeste. Le statue poi sono per metà animale e per l’altra uomo ad indicare che l’umanità è ancora in uno stato di incompletezza e sono poggiate su piramidi rovesciate, in una posizione instabile a significare la precarietà della condizione umana, della nostra posizione nell’universo in cui ci stiamo addentrando e della realtà in cui si viveva ed in cui si sta vivendo.
I nasi delle statue “Termine” sembrano posticci essendo loro stati rotti e poi incollati nel 1572, rovinati nelle casse che le trasportarono via terra dai messinesi, invidiosi del ruolo di capitale dato a Palermo. Si volle anche da parte dei Messinesi inviare un messaggio ingiurioso ai palermitani, in quanto il taglio del naso era la pena inflitta ai magnaccia.
I gruppi principali della fontana sono in marmo di Carrara mentre altri elementi sono in marmo di Billiemi come le quattro scalinate di cui è incerta la denominazione (scala di Ade, scala delle divinità romane, scala d’amore) non essendo pervenute integre tutte le tavole di riferimento.
Il poeta monrealese Antonio Veneziano visionò i lavori di ricollocazione che furono compiuti dal figlio del Camilliani, ingegnere militare che si adoperò a Palermo nella realizzazione di torri di avvistamento contro i Pirati Barbareschi.
In ragione della nuova sistemazione logistica in quel di Palermo, fu necessario procedere ad una ridenominazione di quanto rappresentato nella fontana per la citta di Firenze . L’Arno con i suoi affluenti come il Mugnone divenne l’Oreto , insieme al Nilo. Al Camilliani della fontana poi chiamata Pretoria, si ispirò probabilmente Bernini che nel 1654 realizzò a Piazza Navona la fontana dei quattro fiumi dove sono rappresentati come a Palermo Tritoni e Nereidi attorno ad un uomo coricato che rappresentano le due sponde di un fiume. Quest’ultime si guardano intensamente e sembrano agognare il momento del loro ricongiungersi mentre le acque che scorrono al centro, governate adeguatamente, mantengono inalterato il decorso del fiume.
Ercole rappresentato con una grossa clave simboleggia la potenza del Nilo, la sua forza distruttrice ma che è anche fonte di arricchimento per le campagne. Ercole è posto proprio davanti al Palazzo e Veneziano, che di li a poco morirà, volle mandare un messaggio ai potenti del tempo che si devono preoccupare tantissimo delle acque. A quel tempo il problema sanitario numero uno era infatti la distribuzione e la fruizione dell’acqua specie per la povera gente. Soltanto ai nobili ed ai ceti altolocati era permesso accedere all’acqua direttamente dalla sorgente (come il Gabriele) mentre gli altri dovevano andare a prenderla a fiume con tutti i rischi connessi alle carenze igienico sanitari.
In tutta la fontana troviamo omaggi fatti dall’autore a Michelangelo Buonarroti, come la testa di Ercole che si ispira a quella del Mosè in San Pietro in Vincoli, scolpito con le corna, anche questo messaggio simbolico dell’illuminazione divina; altro simbolo è la cornucopia che è un motivo ricorrente, simbolo di ricchezza ed abbondanza. Dalla parte opposta vi è il fiume Papireto, mentre la sorgente del Gabriele, che sono le acque più buone di Palermo, è rappresentata da una donna. Altro personaggio mitologico rappresentato è Euterpe con dietro una statua alata che è senza dubbio Pegaso. Nella mitologia greca Euterpe (greco Ευτέρπη, colei che rallegra) è una delle Muse, figlie di Zeus e Mnemosine. È la musa della musica, più tardi anche della poesia lirica. Nelle raffigurazioni è spesso rappresentata con un flauto, sovente doppio, chiamato anche a siringa ma occorre specificare che le muse ed Euterpe nel qual caso, non avevano alcun desiderio di accoppiarsi . Era un sentire diffuso, quello di non partorire, in quanto all’epoca morivano di parto quasi il 70% delle donne , preferendo andare in convento. L’immagine della donna è vista in senso angelicato, non materiale come tutti i poeti dell’epoca tranne il Boccaccio.
La città di Palermo è piena di effigi di Euterpe come quella che cavalca uno dei leoni di Rutelli al Teatro Massimo con a fianco l’altra musa che è Melpomene, musa della tragedia ed Euterpe è anche raffigurata al Teatro Politeama. Euterpe era la musa preferita di Apollo e costituiva una costante che gli dei fra di loro si accoppiassero e tutto andava bene, mentre i guai succedevano quando ci si accoppiava con un umano.

Si colgono poi altri dettagli guardando come sia seduta su una pelle di lupo. Il piede di Melpomene è calzato e questo nella tragedia greca è rilevante mentre il piede di Euterpe è nudo perché lei vive nel mondo della poesia, della purezza, non ha bisogno di scarpe, non ha paura di sporcarsi . Melpomene invece vive nel mondo degli umani, che è sporco e pieno di sangue ed ha pertanto necessità di portare i sandali. Siamo sul monte Parnaso che si biforca in due giuochi, il Cirra e l’Elicona dove su una punta vive Apollo e sull’altra le Muse i cui canti salendo per la montagna arrivano a Giove. Nella famosa gara di canto tra le Muse e le Pieridi, Pegaso aveva colpito con uno zoccolo il monte Elicona, che si era ingigantito fino a minacciare il cielo dopo aver udito il celestiale canto delle dee e dal punto colpito dallo zoccolo di Pegaso nacque una sorgente, chiamata Ippocrene, o “sorgente del cavallo” rappresentata nella fontana Pretoria.
Nella scala dell’Ade vi sono rappresentazioni di Orfeo, di Ercole, di Bacco con il trancio di vite su cui il distico di Veneziano così si esprime:
“Colui che l’uve ritrovondo, l’onde , vi mischio di Achelo, ha qui trovato, tazze ben degne a quel licor beato”
Sono rappresentate divinità antiche di origine semitica che rimandano ad antiche civiltà. Nel piano superiore vi è Opi (Cibele e Rea) la dea primigenia romana della terra, dea dell’abbondanza che nutre la terra come una sorte di Alma mater, considerata in grado di proteggere le colture, la mietitura, la semina e il grano nei granai. A Roma il 19 dicembre, in onore della dea Opi (Ops o Opis), si celebravano le Opalie, festa in cui i padroni invertendo l’ordine sociale, servivano a mensa i servi e schiavi, e tenevano corte imbandita per chiunque si presentasse in casa loro di cui il distico di Veneziano:
“Chiare, fresche, e dolci acque -che del bel fonte mio, Palermo, bei, – Il latte son, onde ho nutrito i Dei – E ben tale ti scorsi – che quanto dolce a ‘figli miei Io porsi – Tutto versarlo in te sola mi piacque”
Ed ancora si vede Mercurio e la Venere Verticordia i cui influssi assicuravano la castità nel matrimonio. Vi è anche la Venere Callipigia, che guarda Adone dall’ altra parte. Ed ancora Cerere o Demetra, dea delle messi della fertilità da cui viene la parola cereali ma i riferimenti mitologici continuano con Diana dalle belle gambe di cui resta memorabile il distico di Veneziano:
“Tu, che ignuda mi scorgi in questo marmo, Non riguardar mia deità protervo, se divenir non vuoi cornuto cervo”.
Il distico riferisce la trasformazione di Atteone, giovane tebano, che venne trasformato in cervo per aver visto la dea nuda mentre faceva in bagno.
Nell’ammirare le statue del Camillani , non si possono non cogliere riferimenti a famosi capolavori quali l’Apollo e Daphne gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini eseguito tra il 1622 e il 1625 che si trova nella Galleria Borghese a Roma come pure alla più recente e meno famosa fontana di Proserpina di Giulio Moschetti (1849-1909) a Catania.
Cerere sta guardando suo figlio Trittolemmo che costituiva, associato alla madre (Demetra per i Greci) e alla sorella Proserpina (Persefone) la trinità della fertilità. Era considerato l’eroe che introdusse, per volere della madre Demetra, l’arte di coltivare il grano agli uomini, da cui il nome latino del grano “Triticus”. È allievo di Cerere che gli dice di andare per il mondo a gettare i semi ed è rappresentato con la zappa del contadino e il cane addomesticato. Al centro della fontana non vi è il Genio di Palermo, come erroneamente attestò Antonio Veneziano ma un putto con delle oche che guardano verso il Cassaro perché Palazzo Bordonaro non era stato ancora edificato. Le oche sono quattro, una guarda il Cassaro, l’altra palazzo delle aquile e sono poste a memoria del trecentesimo anniversario dei Vespri siciliani a simboleggiare l’irrequietezza del popolo siciliano.
La stele che sovrasta la fontana è sorretta da quattro tartarughe simbolo della transizione tra cielo e terra. Le acque che scendono vogliono significare il liquido ematico delle divinità , il sangue degli dei. Se salendo al secondo piano si sale nella Gerusalemme celeste sotto alla base siamo nell’arca di Noè dove erano rappresentate tutte le specie animali, una sorte di bestiario scultoreo.
Prendendo lo spunto dall’armonia artistica delle figure rappresentate si è poi trattato il tema della struttura ellittica della fontana sia nel suo insieme che nelle diverse vasche e dell’armonia delle forme delle statue che abbelliscono la fontana in cui si appalesa un influsso michelangiolesco. Appaiono evidenti similitudini con le idee di perfezione stilistica e di armonia con altre opere d’arte di eccelsi artisti come Botticelli (la Primavera), Leonardo (l’Uomo Vitruviano), Michelangelo (la creazione di Adamo) che richiamano canoni di bellezza, armonia e perfezione che discendono dalla sezione aurea di Leonardo da Pisa detto Fibonacci (filius Bonacci) che era alla corte di Federico II. Nella fontana si vuole così rappresentare sia la sapienza classica che quella orientale in una splendida fusione di elementi scultorei.(g.c.)

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